Efficienza energetica in edilizia – excursus normativo completo

CONTESTO

Negli ultimi decenni, i temi dell’efficienza e del risparmio energetico hanno suscitato sempre più interesse da parte di tutti gli attori coinvolti in questo ambito. L’importanza assunta da questi argomenti è giustificata, in primo luogo, dall’intento di ridurre il consumo di combustibili fossili e, in secondo luogo, dalla volontà, da parte di governi e istituzioni, di abbattere le emissioni di CO2 rispettando gli impegni assunti col protocollo di Kyoto.

più del 50% dell’energia consumata nell’UE-28 proviene da paesi extra UE

Le ragioni sono da ricercare anche nelle preoccupazioni in merito alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico: più della metà dell’energia consumata nell’UE-28 proviene da paesi extra UE, gran parte di questa viene importata dalla Russia, le cui controversie con i paesi di transito (fra questi il conflitto in Ucraina) hanno rischiato di provocare una sospensione delle forniture negli ultimi anni.

In questo contesto, il settore dell’edilizia costituisce una leva fondamentale su cui agire, considerato che, a livello europeo, il fabbisogno di energia del settore civile copre una quota pari a circa il 40% del consumo energetico totale.

Vediamo tramite un excursus e l’aiuto dell’infografica l’intricato sistema normativo italiano in termini di efficienza e risparmio energetico in edilizia che con cadenza quasi annuale si rinnova cercando di stare al passo dell’impianto normativo europeo.

EUROPA, DIRETTIVE post-Protocollo di Kyoto

L’impianto normativo a livello comunitario nato per perseguire gli obiettivi di risparmio ed efficienza energetica in edilizia parte dal 1997, anno in cui fu ratificato il cosiddetto Protocollo di Kyoto con il quale le Nazioni partecipanti si impegnarono a ridurre le emissioni di CO2 per una maggiore salvaguardia dell’ambiente.

La legislazione comunitaria così concepita fornisce il quadro di riferimento definendo obblighi giuridici che si concretizzano in una serie di direttive cui l’attuazione è affidata ai singoli Stati membri.

Le principali direttive di riferimento sono la 2002/91/CE sostituita successivamente dalla 2010/31/UE (integrata dal Regolamento delegato UE n.244/2012 ed orientamenti) che hanno imposto l’obbligo ai Paesi membri di sviluppare e adottare una metodologia per il calcolo dei consumi e la prestazione energetica degli edifici.

ITALIA, PRIMA DELLE DIRETTIVE EUROPEE

In Italia, le primissime leggi sul risparmio energetico possono essere considerate la Legge n°373 del 1976 e la nota Legge n°10 del 1991. Quest’ultima, definita “Norme in materia di uso razionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”, era nata con il preciso intento di regolamentare l’intero settore termotecnico e razionalizzare il più possibile i consumi di energia.

 

 

Essa è stata, per molto tempo anche a livello europeo, uno dei principali punti di riferimento in questo campo, grazie soprattutto all’avanguardia dei suoi contenuti, come la divisione del territorio in aree geografiche con determinati periodi di esercizio e dati climatici quali le temperature medie mensili, le velocità dei venti e i coefficienti di esposizione.

Il principale decreto che successivamente ne ha regolamentato l’attuazione è stato il DPR n.412 del 1993, che introduce la suddivisione del suolo Italiano in “Zone climatiche” suddivise in 6 categorie da A ad F e i “Gradi Giorno” (leggi di più sul nostro articolo).

 

 

L’ITALIA E IL RECEPIMENTO DELLE DIRETTIVE EUROPEE

Il recepimento delle direttive europee a livello comunitario è stato talvolta lento e diseguale.

Questo processo in riferimento al caso italiano è stato accentuato dal D.Lgs 31 marzo 1998, n.112 “Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59” unitamente alla modifica del titolo V della Costituzione che ha reso l’energia materia concorrente tra Stato e Regioni.

 

 

Il Governo italiano è stato tra i primi paesi a recepire la direttiva europea del 2002, emanando il D.Lgs. 192 del 19 agosto 2005 “Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia” entrato poi ufficialmente in vigore l’8 ottobre 2005 e successivamente corretto dal D.Lgs 311/2006 “Disposizioni correttive ed integrative al D.Lgs 192 del 19 agosto 2005”.

Il D.Lgs. introduce  ai commi 3 e 4 dell’art.6 l’obbligo di allegare l’attestato di prestazione energetica all’atto notarile in caso di compravendita o locazione di un immobile. Tali obblighi decadranno nell’agosto 2008, con la L. 6/08/2008 n.133.

Il successivo decreto n.115 del 30 Maggio 2008 “Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE” aveva fra gli obiettivi quello di sopperire all’assenza dei decreti attuativi del D.Lgs 192; esso recepiva la direttiva 2006/32/CE, prescrivendo l’obbligo di riferirsi alla Specifica tecnica UNI/TS 11300 Parti 1 e 2 per il calcolo del fabbisogno energetico degli edifici e mandando in deroga precedenti Norme UNI.

Il 2 aprile 2009 viene pubblicato il DPR 59, decreto attuativo del D.Lgs 192 e del D.Lgs 311/2006. Nel mese di giugno dello stesso anno il DPR 59/09 viene ad essere completato dal DM 26 Giugno 2006 “Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici” (entrato poi ufficialmente in vigore il 25/07/2009).

In seguito viene pubblicato il D.Lgs. 28/2011, in recepimento della direttiva 2009/28/CE, che relativamente alla certificazione energetica modifica il D.Lgs. 192/05, introducendo all’art. 13 l’obbligo, a decorrere dal 1/01/2012, di riportare su tutti gli annunci di compravendita l’indice di prestazione energetica indicato nell’APE.

L’impianto normativo attuato dal governo italiano fino a quel momento si era rifatto alla prima direttiva sul risparmio energetico degli edifici, l’EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) del 2002 (direttiva 2002/91/CE).

Nel 2010 viene pubblicata la nuova edizione di tale direttiva, ovvero la 2010/31/UE, che ha di fatto avviato il “recast” (rifusione) del cosiddetto pacchetto di norme EPBD.

 

 

Bisogna attendere il 4 giugno 2013 data in cui viene emanato il Decreto Legge n.63 “Disposizioni urgenti per il recepimento della Direttiva 2010/31/UE” con il quale di fatto si avvia il recepimento della Direttiva Europea del 2010, la quale dovendo essere recepita nel diritto nazionale entro il 9 Luglio 2012, ha fatto incappare il governo italiano in procedura di infrazione; essa interviene sul D.Lgs. 192/2005 aggiornandone il testo: indica nuove regole per l’efficienza del patrimonio edilizio e rende l’APE (attestato di prestazione energetica) obbligatorio in caso di compravendita e locazione degli immobili.

La metodologia di calcolo prevista dal D.L. 63/2013, entrerà in vigore, così come precisato dalla Circolare del 7 agosto 2013 del MiSE, con l’emanazione dei relativi provvedimenti attuativi.

Il D.L. 63/2013 viene convertito in legge con modificazioni dalla Legge n.90 del 3 Agosto 2013. Il 27 giugno 2013 vengono pubblicati sulla G.U. n.149 i decreti del Presidente della Repubblica 2 decreti emanati nell’aprile dello stesso anno, il D.P.R. n. 74 riguardante i criteri di esercizio e manutenzione degli impianti di climatizzazione degli edifici e il D.P.R. n.75 riguardante i criteri di accreditamento per esperti e organismi per la certificazione energetica degli edifici.

Un nuovo decreto entra in vigore nel 2015, il Decreto interministeriale 26 giugno 2015 “Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici” che definisce le linee guida per la redazione del nuovo APE introducendo il concetto di “edificio di riferimento” e adeguandosi in toto alla direttiva 2010/31/UE e successivo regolamento delegato UE N.244/2012.

CONCLUDENDO

L’intricato sistema normativo Italiano sembra essere stato dall’anno 2002 sempre in rincorsa all’impianto normativo europeo, incappando talora anche in procedure di infrazione e sanzioni da parte dell’UE nei confronti dell’Italia per i ritardi dovuti al recepimento (noto è il caso del recepimento della 2010/31/UE cui si è intervenuto d’urgenza con il D.L. 63/2013).

A mio parere, una delle criticità degli innumerevoli decreti legislativi citati è stata la previsione di vari decreti attuativi emanati spesso in anni successivi al decreto stesso, se a ciò aggiungiamo la possibilità di libera iniziativa delle Regioni, abbiamo il quadro completo della disomogeneità a livello nazionale (vedasi ad esempio l’adozione di un catasto energetico dei fabbricati, cui ancora ad oggi si sono dotate soltanto 11 regioni).

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