Essere tecnico rilevatore FAST

Resoconto di una settimana nei territori colpiti dal Sisma del centro Italia

RILIEVI FAST

Il sopralluogo con procedura FAST (Fabbricati per l’Agibilità Sintetica post-Terremoto) è stato introdotto per la prima volta dopo le scosse che hanno colpito a fine ottobre 2016 i territori già feriti dal precedente sisma, dapprima con una nota del 4 novembre della Presidenza del Consiglio dei Ministri e poi con l’OCDPC n. 405 dell’11 novembre 2016, cui è allegata la scheda FAST.

Il fine è quello di velocizzare l’operazione di rilievo e discernere speditamente tra edifici agibili ed edifici non immediatamente utilizzabili. Tale procedura non si sostituisce alle campagne di rilievo AeDES (Agibilità e Danno nell’Emergenza Sismica), che continuano ad essere l’unico strumento riconosciuto nella fase di ricostruzione per i privati, ma permette al Dipartimento della Protezione Civile e ai Comuni di ottenere una più veloce ricognizione delle necessità della popolazione.

Ad oggi (l’ultimo aggiornamento è del 27 marzo 2017) i sopralluoghi FAST effettuati sui soli edifici privati sono stati circa 74.500, di cui il 57% ha dato esito di agibilità completa mentre il 40% ha dato esito di non utilizzabilità.

LA MIA MOBILITAZIONE

Durante questa emergenza, il Dipartimento della Protezione Civile coordina tramite il Di.Coma.C. (Direzione di Comando e Controllo) di Rieti i turni della durata di 8 giorni per squadre composte da 2 tecnici professionisti volontari (col requisito dell’iscrizione ad ordine/collegio professionale e con competenze tecnico-strutturali nell’ambito dell’edilizia. Il reclutamento avviene per tramite dei consigli nazionali degli ordini/collegi, quindi il primo passo per proporsi è la comunicazione della propria disponibilità presso l’ordine/collegio di iscrizione che, contestualmente, informerà il consiglio nazionale. Qualora alla disponibilità data corrisponda una richiesta da parte del Di.Coma.C., il tecnico riceverà conferma della sua definitiva mobilitazione.

→ SIAMO ANCORA IN EMERGENZA: l‘associazione IPE ricerca volontari per attività di rilievo, data-entry e supporto alla Di.Coma.C.

E ora?

Quando ho ricevuto l’email che confermava la mia definitiva partecipazione all’attività sono stato assalito dai dubbi: sarei stato in grado di svolgere nel migliore dei modi questo compito? Cosa sarebbe successo se avessi sotto/sovrastimato un problema? Allora ho studiato tutta la documentazione rilasciata dal Dipartimento e relativa alle schede FAST (approfondimento 1approfondimento 2). Quante più informazioni riusciamo a conoscere, tanto più siamo in grado di risolvere i problemi, noi ingegneri.

Così ho studiato anche la scheda di rilievo. La scheda FAST è costituita da un’unica facciata dove si individuano tre fasce:

la prima contiene tutte le informazioni utili ad individuare univocamente l’edificio oggetto del rilievo, che deve essere un unico organismo strutturale terra-cielo;

 

 

 

nella seconda si dà facoltà alla squadra di specificare con dei grafici l’esatta ubicazione dell’edificio qualora mancassero informazioni più precise o in aggiunta a queste;

 

 

 

la terza, infine, contiene le caratteristiche geometriche, urbanistiche e strutturali, oltre che lo specchietto più importante relativo all’esito finale.

 

Parte della prima giornata è dedicata ad un’attività di formazione da parte del Di.Coma.C., durante la quale vengono ribaditi i concetti di “agibilità in fase di emergenza” e “non utilizzabilità”, con il supporto degli stessi documenti già richiamati e linkati.

Subito dopo le squadre vengono smistate in una delle quattro regioni interessate dall’emergenza sismica: Lazio, Abruzzo, Umbria e Marche. Saranno i centri di coordinamento regionali (CCR) a fornire ai tecnici la loro destinazione finale, tra gli oltre 130 comuni inseriti nel cosiddetto “cratere”.

 

LE ATTIVITÀ DI RILIEVO

A partire dal secondo giorno e per una settimana, la squadra viene assegnata ad un comune che fornirà un piano di sopralluoghi da effettuare e riconsegnare ogni giorno. Già da questo momento, personalmente, ho avuto modo di apprezzare il lavoro svolto dai tecnici nei comuni che hanno facilitato, per quanto loro possibile, il lavoro preparatorio. Mi ha colpito l’uso di tutti gli strumenti tecnici e tecnologici disponibili per gestire nel migliore dei modi questa fase emergenziale. La Protezione Civile ha messo a punto un Sistema Informativo Territoriale (SNIPC) che mette insieme informazioni provenienti da vari database (catasto, immagini satellitari, informazioni fornite dai comuni, ecc.) e che viene aggiornato giornalmente con gli esiti dei sopralluoghi effettuati.

Ma è attraverso i rilievi che noi tecnici assolviamo alla nostra attività di volontariato nei confronti di questi territori: un edificio agibile deve poter essere utilizzato restando ragionevolmente protetta la vita umana. Di seguito una galleria di immagini delle casistiche più ricorrenti di danneggiamento.

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 CONCLUSIONI

Sul campo, ci si confronta con persone che hanno voglia di riprendere le loro attività, di ritornare nelle proprie abitazione o semplicemente essere rassicurate sulle condizioni della propria casa. Si incontra l’agricoltore che non ha smesso un attimo di lavorare e raggiunge il luogo dell’appuntamento in trattore, chi ha già iniziato dei lavori di messa in sicurezza e chi non vuole proprio lasciare la propria dimora. Ma anche chi ha dovuto farlo ed ha congelato nell’immagine di in un libro aperto su un tavolo ed un paio di occhiali poggiati a fianco gli attimi coincidenti con la paura provocata dal sisma.

Sul campo c’è l’occasione di condividere quest’esperienza completa ed emozionante con il compagno di squadra, che ti aiuta, e dal confronto con lui si riesce a risolvere i dubbi che immancabilmente si presentano e le situazioni che non possono essere previste.

Sul campo ti rendi conto che quando serve, quando per qualche motivo si lavora insieme, la Pubblica Amministrazione (dai comuni al Governo), i professionisti e i cittadini, tutto funziona. I problemi si affrontano e si risolvono, e dalla risoluzione dei problemi si cresce, insieme.

Che è poi l’unico modo di crescere.

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